I LUOGHI CHE VISITERAI LUNGO IL PERCORSO

“IL NOVECENTO A VENEZIA E AL LIDO”

di Roberto Pescarollo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo sviluppo dell’industria nel Novecento a Venezia è inscindibilmente legato alle figure di Giuseppe Volpi e di Vittorio Cini, protagonisti di una trasformazione socio-economica di dimensioni nazionali. L’architettura del Novecento, conserva a Venezia delle “tracce industriali” di rilevante interesse storico-architettonico-costruttivo e questo itinerario tematico “VeneziaNovecento”, suscettibile di ulteriori sviluppi, è un invito ad una conoscenza più diffusa.

Se si arriva a Venezia dalla Stazione ferroviaria di Santa Lucia, la cui realizzazione fu iniziata tra il 1926 ed il 1943 dagli Architetti Mazzoni e Vallot, ma terminata solo nel 1952 dall’Ing. Perilli, ci consente di ammirare, nella sala dell’atrio della biglietteria, l’importante mosaico di Mario Deluigi, opera appartenente alla corrente dello “spazialismo italiano”.

Se invece si arriva a Venezia da Piazzale Roma, si leggono “segni” del Movimento Moderno negli ex-uffici Ligabue (*2), nella grande Autorimessa Comunale (*1) e nell’“ex-centrale termica Mazzoni” (*4) di Cannaregio.     

Le singole tappe suggerite in questo itinerario tematico, sono tutte visibili utilizzando le linee pubbliche ACTV, che dalla Stazione ferroviaria e da Piazzale Roma conducono verso l’isola della Giudecca, l’Arsenale - la più grande e antica fabbrica di Venezia - e verso i vicini quartieri del Novecento: “Giardini-Biennale di Venezia” e “Sant’Elena”. Da qui l’itinerario può proseguire sino al Lido di Venezia, luogo interessante anche per la presenza di pregiate architetture residenziali ed alberghiere in “stile Liberty o Eclettico”. È inoltre visitabile il “razionalista” complesso dell’aeroporto Nicelli (*1 su mappa Lido).

Arrivando all’isola della Giudecca, appare subito imponente per dimensioni e architettura caratterizzata dall’uso del mattone faccia vista, il complesso del “Molino Stucky” (*15), ora albergo, di recente recuperato, dalla cui terrazza si può ammirare un suggestivo “paesaggio industriale novecentesco” sia traguardando il vicino complesso dell’ex-birreria Dreher (*14) – ora spazio direzionale - che volgendo lo sguardo verso un “waterfront marittimo”, composto dal “Cotonificio di S. Marta” - ora sede dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia - dall’“Area dei Frigoriferi” e dalla Stazione Marittima di Venezia.

Proseguendo l’itinerario verso il complesso industriale novecentesco dell’Ex-area Junghans (*13), ora con funzioni direzionali, sono raggiungibili alcuni complessi residenziali contemporanei, opere degli Architetti Gino Valle, Iginio Cappai e Piero Mainardis, Valeriano Pastor. Dalla Giudecca è possibile raggiungere l’Isola di San Giorgio, per visitare anche i giardini della Fondazione Giorgio Cini con il suo “Teatro Verde”, opera emblematica degli Architetti Luigi Vietti ed Angelo Scattolin (*16). Dal campanile del complesso architettonico di San Giorgio è possibile ammirare: l’Isola della Giudecca, il bacino marciano, e ad est, la “Porta dell’Arsenale” succeduta dai “Giardini della Biennale di Venezia” (*10)  – sorta nel 1895 – e, in  prossimità, il quartiere novecentesco di “Sant’Elena”. Tra le aree verdi dei “Giardini della Biennale di Venezia” trovano spazio le diverse architetture novecentesche dei padiglioni espositivi, realizzati su progetto di architetti di fama internazionale, come Carlo Scarpa, che è autore anche del basamento su cui si posa il “Monumento alla Partigiana” di Augusto Murer, davanti all’ingresso dei Giardini.

“Sant’Elena” (*9) è un quartiere sorto nel secondo decennio del Novecento, attraverso la bonifica di una porzione di laguna, e rappresenta un angolo particolare di Venezia, arricchito da un grande parco ed un caratteristico porticciolo.

Infine l’itinerario propone la visita degli spazi dell’Arsenale di Venezia, ed in particolare della “Torre di Porta Nuova” (*7), recentemente restaurata, che rappresentano uno dei luoghi del lavoro fondamentali del centro storico di Venezia dal periodo più antico fino agli attuali riusi .

L’itinerario ritorna ai luoghi di partenza, sempre con l’ausilio del battello ACTV, costeggiando le mura dell’Arsenale e le mura dell’Isola di S. Michele, per arrivare all’area dell’ex-macello di S. Giobbe (ora sede dell’Università di Ca’ Foscari) e quindi, via Canal Grande, raggiungere la Stazione ferroviaria Santa Lucia e Piazzale Roma.

 

 

“PORTO MARGHERA, MESTRE E LA CITTÀ GIARDINO DI MARGHERA”

di Giorgio Sarto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La grande città che oggi vediamo in terraferma rispecchia nelle tappe della sua formazione non solo fasi cruciali della storia economica e sociale del novecento, ma contemporaneamente rilevanti e spesso traumatiche vicende urbanistiche ed edilizie tipiche del “secolo breve”.  L’assetto urbano di Mestre è stato configurato non solo da scelte locali (quali le calibrate espansioni a villini e palazzine “in stile” lungo l’ottocentesco Viale Garibaldi o nelle lottizzazioni del costruttore Toniolo vicino al centro, o quali dotazioni pubbliche come la Galleria Vittorio Emanuele e l’Ospedale) ma anche da decisioni di carattere nazionale. Oltre alle opere militari come il completamento negli anni ‘10 del campo trincerato, delle due caserme e di edifici di servizio come la “lavanderia meccanica militare”, la scelta del 1908 di potenziare la stazione (*14) e il parco ferroviario di Mestre supporta il progetto del nuovo porto in terraferma e della “grande Venezia” e la scelta di costruire il quartiere dei ferrovieri con 643 alloggi (*14a) determina l’unione tra la stazione e il centro e prolunga la direttrice di crescita urbana nord-sud. Dopo la formazione della prima zona industriale di Mestre tra Canal Salso e ferrovia (preceduta dalla “company town” del complesso Da Re, *24) ove erano insediate anche attività decentrate dal porto di Venezia come i Magazzini Generali, Porto Marghera (affiancata dal quartiere urbano edificato secondo le regole della garden city e oggi tutelato nel suo impianto storico), costruita dal 1919 con una pianificazione autoritaria dai concessionari dello stato, assume importanza europea e la nuova città di terraferma tra le due guerre si estende già da nord a sud per 5 chilometri. Il “Piano Rosso” del 1937 e 1942 indica l’espansione verso est e la laguna e ciò si è attuato parzialmente con il grande e pregevole quartiere del Villaggio San Marco pianificato prima del PRG del 1962 e poi con il Villaggio Laguna di Campalto. Oggi molti patrimoni industriali dismessi come la torre degli Azotati (*7) o la centrale Volpi (*10) con il mosaico che rappresenta Marghera possono far parte di un ciclo di recupero, riuso, nuove attività.

 

* Guarda i punti corrispondenti nella mappa